Cascate di Stanghe, meraviglia altoatesina

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Cascate di Stanghe © Jordan Lessona

Cascate di Stanghe © Jordan Lessona

Impetuosa e inarrestabile, l’acqua delle cascate di Stanghe danza gorgogliante nella gola cui dà nome. Camminando il sentiero che costeggia il fiume Rio Racines, vicino Vipiteno in Alta Val d’Isarco, l’ascolto raccontarsi.

Dice fragorosa di essere memoria di uno dei luoghi più affascinanti dell’Alto Adige: terra di confini contrastati, di lingue e culture unite e divise a forza. Come lei, capace di scindersi in miliardi di spruzzi e riunirsi in un solo enorme flusso.

Cesella la roccia da millenni, l’acqua delle cascate di Stanghe. Lo fa con l’impeto avito della Natura che disegna anse tratteggiate di luce, passaggi immaginati sotto una profondità di 15 metri, salti scoscesi su alberi caduti.

Uno dei ponti sulle cascate di Stanghe © Jordan Lessona

Uno dei ponti sulle cascate di Stanghe © Jordan Lessona

Nel seguire il percorso di ponti sospesi e passerelle tese cerco di immaginare chi scoprì questo luogo. Sembra che una delle prime esplorazioni dell’unica gola rocciosa al mondo che passa per un territorio di marmo bianco sia stata fatta tra il 1893 e 1895.

Aperta al pubblico il 2 agosto 1896 venne inaugurata ufficialmente il 25 luglio 1898. Fu quello il giorno in cui perse il suo nome originale di “Orrido Gilf” a favore dell'”Orrido dell’Imperatore Francesco Giuseppe” in onore dell’imperatore asburgico.

A disegnare la via, che partendo dal paese di Racines sale le cascate di Stannghe superando un dislivello di circa 175 metri, fu il Cai austriaco – l’Österreichischer Alpenverein. Poi, dopo un periodo di chiusura, l’associazione di abbellimento riaprì la passeggiata nel 1961.

Poco più di un’ora per respirare il vento umido che si insinua tra le rocce e riempirsi gli occhi dei colori delle pareti che l’acqua leviga e il sole vernicia a fatica. A causa dell’umidità, la roccia marmorea della gola è nera verdastra.

Il marmo, infatti, non si trova così bianco e pregiato come dopo la lavorazione che lo rende unico – tanto da trovarsi ancora oggi nella Hofkirche di Innsbruck, al castello di Schönbrunn a Vienna, così come nella chiesa gotica della vicina Vipiteno.

Mentre risalgo il sentiero, il fragore diventa sempre più impetuoso – dice che qui dove l’acqua delle cascate di Stanghe cade verticale devo fermarmi per ascoltare altre storie senza parole.

Per approfondire:
Wikipedia

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