Cattedrale di Trieste, San Giusto

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Mosaico dell'Incoronazione della Vergine nella cattedrale di Trieste © Andrea Lessona

Mosaico dell'Incoronazione della Vergine nella cattedrale di Trieste © Andrea Lessona

A ogni gradino salito verso colle San Giusto, scorgo l’imponenza della cattedrale di Trieste. Raggiunto il sagrato, gambe tremule e fiato corto, vedo il campanile squadrato e il rosone di pietra carsica dominare l’orizzonte della città alabardata.

È stata costruita quassù nei primi anni del 1300 quando il vescovo Pedrazzani da Robecco fece inglobare le due chiese allora esistenti per realizzare la basilica cattolica – ancora oggi l’edificio ecclesiastico più importante.

L’unione di Santa Maria e San Giusto, martire e patrono della città, è visibile in alcune giunture delle mura: abbellite nei secoli da reperti del periodo romano evidenziano la pesantezza austera della cattedrale di Trieste.

Il romanico della struttura esterna viene “tradito” qua e là dal gotico come l’edicola che ospita la statua del santo patrono: in una mano ha il modello della città, nell’altra la palma del martirio.

Superato il portale d’entrata, ricavato da un antico monumento funebre, cammino la navata principale della cattedrale di Trieste. Nonostante il buio silente, si vede bene che la struttura è insieme di due differenti chiese.

Arrivato di fronte all’abside guardo ammirato il mosaico dell’Incoronazione della Vergine: realizzato negli anni venti del XX secolo ha sostituito l’affresco con lo stesso tema che abbelliva la parete.

Lateralmente, c’è la raffigurazione della Theotokos: lo sfondo oro fa risaltare il nero della veste sul cui grembo, abbracciato, spicca il Bambino. A fianco due possenti angeli. L’opera è di matrice costantinopolitana della prima metà del XII secolo.

L’altro lato dell’abside della cattedrale di Trieste è caratterizzato dal Pantocrator in trono, affiancato dai santi Giusto e Servolo. La figura del Cristo slanciato in una severità nobile induce a credere che il disegno dei mosaicisti bizantini risalga al primo XIII secolo.

Prima di lasciare la chiesa, raggiungo la cappella laterale: qui ci sono ancora alcuni affreschi originali tra cui il Ciclo di San Giusto, in cinque elementi. Sempre qui si trovano diversi manufatti.

Il più importante della cattedrale di Trieste è il Tesoro protetto dietro un’enorme grata barocca. Nonostante il grave furto del 1984, si trovano molti oggetti di grande valore: tra loro – anche se non confermato con certezza assoluta – l’alabarda di San Sergio, simbolo della città.

Per approfondire:
Wikipedia

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