Miniera di Monteneve, nelle viscere dell’Alto Adige

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Ingresso della miniera di Monteneve © Jordan Lessona

Ingresso della miniera di Monteneve © Jordan Lessona

Nel buio denso della miniera di Monteneve, l’aria è fredda e pesante da respirare. Qui, tra la Val Passiria e la Valle di Ridanna, sotto la roccia dell’Alto Adige incisa da picconi e fatica, per quasi 800 anni migliaia di minatori estrassero ricchezza e lasciarono la vita.

Attraversare i duecento metri della galleria dimostrativa, lascito ultimo delle mille originarie, è attraversare la storia e il tempo di questo luogo senza tempo. Se non fosse per i moderni sistemi di sicurezza sembrerebbe davvero di vivere in un mondo sospeso.

Un mondo le cui prime tracce risalgono al 1237 quando si iniziò a parlare del “buon argento” della miniera di Monteneve – la più grande di piombo e zinco del Tirolo, la più alta d’Europa e la più a lungo produttiva nell’arco alpino.

Oggi, dopo la chiusura del 1979, è stata aperta al pubblico cosicché i visitatori possano vedere l’intera catena di produzione e il suo sviluppo in 800 anni. Una volta dotati di elmetto protettivo, giaccone e scarpe impermeabili, inizia il viaggio nelle viscere della terra.

Macchinari nella miniera di Monteneve © Jordan Lessona

Macchinari nella miniera di Monteneve © Jordan Lessona

Un viaggio nella miniera di Monteneve lungo il quale si vedono le condizioni in cui i minatori lavoravano per ore infinite. Si sente il rumore assordante dei macchinari originali rimessi in funzione e la sua eco che ti rimbomba nelle orecchie sino a quasi a farle scoppiare.

Il cuore batte forte, l’aria fredda e pesante ti attraversa il naso e la gola e scende tra bronchi e polmoni gelandoti dentro. Sono momenti bui e duri ma preziosi che ti fanno capire la vita vissuta per secoli qua sotto.

Quando esci dalla miniera di Monteneve, gli occhi fanno fatica ad aprirsi al cielo e alla valle magnifica che la Natura ti ha dipinto di fronte. Poi, passo dopo passo, scendi la piccola discesa sterrata e arrivi nell’edificio in cui sono conservati i modelli della casa dei minatori.

Sempre lì, si può imparare come vivevano fuori dalla viscere dell’Alto Adige, come si vestivano, cosa mangiavano, quali attrezzi usavano. E poi vengono spiegati i vari modi di trasporto dei minerali dal Medioevo ad oggi.

Uscito e superata la chiesetta, negli occhi hai di nuovo le strutture originali all’aperto che completavano la miniera di Monteneve: gli impianti di frenaggio, i depositi e le funivie. Poi dopo qualche passo ancora, entri nell’impianto di arricchimento.

Qui, perfettamente conservati e in funzione, i diversi macchinari vengono accesi e manovrati per spiegare ai visitatori i processi e i metodi fisico-chimici dalla separazione sino alla flottazione.

Un lavoro lungo e difficile per dividere l’argento, lo zinco il piombo e il cadmio dalla roccia sterile. Respirarne la polvere, senza le protezioni adatte, introdotte solo negli ultimi anni, significava morire in poco tempo. Di quel tempo, alla miniera di Monteneve oggi resta la memoria.

Per approfondire:
Wikipedia

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