Ossario di Palestro, memoria di una nazione

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Particolare Ossario di Palestro © Jordan Lessona

Particolare Ossario di Palestro © Jordan Lessona

Dalla strada statale dei Cairoli, quasi non si vede: alberi gonfi di vento ne nascondono fattezze e memoria. Solo un cartello sbiadito, all’inizio del piccolo paese della Lomellina, venendo da Vercelli, dice che lì c’è l’Ossario di Palestro.

Edificato per pubblica sottoscrizione su un progetto dell’architetto Giuseppe Sommaruga, venne inaugurato il 30 maggio 1893. Ospita i resti dei caduti piemontesi, francesi e austriaci morti nella battaglia di Palestro durante la Seconda Guerra d’Indipendenza.

Fu combattuta tra il 30 e 31 maggio 1859. In quei giorni, le risaie qui intorno divennero rosse: inghiottirono materiali di approvvigionamento, armi e uomini che restituirono a pezzi negli anni a venire. Raccolti, oggi riposano nell’Ossario di Palestro.

Fu il Consiglio comunale cittadino, presieduto dal sindaco Giovanni Cappa, che il 28 maggio 1887 deliberò di realizzare un monumento a memoria di quei fatti per dare riposo eterno ai caduti.

Realizzato su un terrapieno all’ingresso del paese mentre si arriva da Vercelli, l’Ossario di Palestro ha una base quadrata con un robusto zoccolo a tre scalini: sostiene una torrezza cubica su cui s’innalza la cupola a fregi sormontata da un obelisco.

La struttura è arricchita da decorazioni in brono, mosaico e ceramica smaltata. Intorno a sé vecchi cannoni inutilizzabili e arrugginiti le fanno la guardia. Qualcuno li usa come panchine mentre seduto guarda le auto che passano sulla strada sotto.

Scorrono e corrono incuranti dell’Ossario di Palestro. Solo l’ultima domenica di ogni maggio, questo luogo diventa memoria viva: di fronte alle autorità civili e religiose viene commemorato l’anniversario della battaglia: la prima vittoria dell’esercito franco-piemontese sulle truppe austriache.

Fu una delle pietre miliari per la costruzione di un’Italia libera e indipendente dalle potenze straniere che per secoli l’avevano divisa, occupata, governata. Qui, tra queste risaie, c’è riflessa una Nazione.

Per approfondire:
Wikipedia

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