San Martino in Monte, rustico paesino dell’Alto Adige

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Grotta San Martino in Monte © Andrea Lessona

Grotta San Martino in Monte © Andrea Lessona

Da San Martino in Monte, respiro l’orizzonte ghiacciato della catena dell’Ortles: profilo frastagliato dell’Alto Adige che declina nell’ombra della valle di sotto, incisa dalla strada e dalla ferrovia che si incrociano a Laces.

È da lì che dal 2002, ogni mezz’ora, partono le carrozze rosse dal vetro fumé della funivia – alternativa sicura alla vecchia strada impervia – che in otto minuti portano quassù, sul Monte Sole, dove a 1740 metri si disegna questo paesino rustico della Val Venosta.

Un bar ristorante con vista cielo, qualche abitazione sparsa in pietra o in legno che danno casa a 120 abitanti. E la chiesa a strapiombo di San Martino in Monte che dà nome al villaggio. Dalla stazione della funivia, una stradina d’asfalto stretto porta davanti all’edificio ecclesiastico.

Chiesa di San Martino in Monte © Andrea Lessona

Chiesa di San Martino in Monte © Andrea Lessona

Dentro, il mio respiro attraversa i raggi di sole che filtrano dalle finestre: indicano la grotta naturale dove si trova la statua del Santo. La leggenda racconta che un giorno dalla chiesa di Covelano sparì una sua scultura che venne ritrovata proprio qui.

Portata indietro, la statua di San Martino tornò dove sono io ora. Allora, un uomo, Geor Platzer, pensò bene di chiudere l’oggetto nella propria abitazione. Ancora una volta la scultura si materializzò nella grotta. E fu così che sopra vi costruirono la chiesetta.

L’altare che ho di fronte, venne consacrato il 1° Maggio del 1510 dal vescovo Stefan von Veltlin. La cantoria è del 1830 mentre la decorazione neo barocca degli interni risale a metà del XIX secolo – più recente rispetto al rilievo di marmo del santo che si trova sulla facciata occidentale.

Uscito dalla chiesa di San Martino, un tempo meta di pellegrinaggio contadino per la protezione del bestiame e delle messi, riprendo il sentiero che attraversa il Monte Sole ricoperto di neve.

Qui vicino ci trovano diverse coppelle: si tratta di curiosi incavi di epoca neolitica scavati nelle rocce. Memento di come questa area della Val Venosta fosse già abitata in età preistorica.

Sempre da qui, si può partire per diverse escursioni sino ai duemila metri della malga di San Martino o ai tremila delle vette della Punta di Vermoi e della Cima Cermigna. Mentre si sale, la vista sul gruppo dell’Ortles, sulla Val Martello e sull’Orecchia di Lepre è emozione senza tempo.

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